“Guidare è una attività che presuppone una “tecnica” e delle “conoscenze”. Ma è anche una attività che coinvolge tutti i nostri sensi e tutte le nostre capacità mentali. Inoltre guidare è piacevole perché ci permette di uscire dai limiti che la natura ha imposto al nostro corpo e, quando raggiungiamo certe velocità o siamo coinvolti in una situazione di emergenza, suscita ansie, stress, emozioni. L’esperienza di Siegfried è unica: pilota di Formula Uno e psicologo. Le sue riflessioni spaziano dalla tecnica alla psicologia, dalla filosofia alla storia fornendo alla guida e ai suoi problemi la giusta cornice culturale.”

Siegfried Stohr

Oggi, quindici marzo, è la giornata mondiale della lentezza. Non è un paradosso che un ex pilota di F.1 come me ne faccia l’elogio perché nella lentezza è racchiuso il segreto della velocità. Infatti il pilota, anche quando è lanciato alle massime velocità, vede comunque la curva come al ralenti, mentre il guidatore normale si sentirebbe come un “sasso sparato dalla fionda”. La lentezza non è quindi l’opposto della velocità: ma una dimensione diversa, una diversa prospettiva con cui guardare al moto e allo spazio-tempo. La capacità mentale di scomporre il moto in mille fotogrammi. Ma, piloti a parte, riscoprire i valori della lentezza è anche ritrovare una dimensione psicologica che abbiamo perso: quella del tempo antico, non bruciato dai ritmi della vita moderna. Quando affronto un viaggio di 300 chilometri, arrivare 15 minuti prima vuol dire avere 15 minuti in più o avere buttato via tre ore di vita viaggiando in stress permanente? Oggi che viviamo nell’era del Tutor, la dimensione della lentezza ha anche una connotazione sociale ed ecologica: si consuma meno carburante, si inquina meglio, si viaggia più sicuri. Anche uno sfegatato cantore della velocità come Giacomo Leopardi (“la velocità è piacevolissima di per se sola..fortifica l’animo…”) se ne rendeva conto e, “sedendo e rimirando”, naufragava nel mare della lentezza dei suoi pensieri. Solo così (nella lentezza), anche noi possiamo andare alla ricerca del tempo perduto (nella velocità).

Fra tutti i nostri cinque sensi (vista, udito, tatto, gusto, olfatto), la vista è certamente quello fondamentale per guidare l’automobile. Ma bisogna anche dire che in realtà oggi si parla di molti più sensi: senza citarne di complicati dirò solo che l’equilibrio (un vero sesto senso) è un senso complesso che coinvolge l’apparato vestibolare ma anche la vista: e per guidare un veicolo, specie a livello agonistico, certamente il senso dell’equilibrio è fondamentale. Ma al secondo posto per guidare l’auto ci metterei l’udito: un senso fondamentale per capire la meccanica e il suo modo di lavorare. Innanzitutto per quanto riguarda l’ascolto del motore. Un tempo per cambiare con i cambi non sincronizzati bisognava avere “orecchio”; oggi questo non serve più ma la capacità di ascoltare i battiti del motore è fondamentale per guidare bene e in modo economico, cioè consumando di meno. In passato ti permetteva anche di intuire il funzionamento corretto o meno del motore: si intuivano le esitazioni e le irregolarità di funzionamento, si faceva perfino la carburazione a orecchio. Oggi i motori sono molto più silenziosi e autocompensano anche i difetti. Ma un motore silenzioso permette di distinguere più facilmente rumori irregolari o dannosi. E se una vibrazione del cruscotto ci fa impazzire ma non danneggia l’efficienza del veicolo, altri rumorini possono invitarci a controllare la nostra auto. Ad esempio se frenando sentiamo un rumore brutto come di ferro contro ferro, abbiamo forse finito le pastiglie dei freni: se diversamente è solo uno stridio potrebbe essere dovuto a frammenti che hanno sporcato le pastiglie e che col tempo tende a sparire. Altro rumore tipico è quello dei cuscinetti ruota, rumore continuo presente oltre una certa velocità come un rumore di toni bassi che si amplifica leggermente aumentando coi giri ruota e risuona cupamente dentro il parafango. Se avvertite invece uno stridore acuto all’avviamento facilmente è dovuto alla pompa dell’acqua, mentre se il rumore è di un gatto potrebbe essere finito in mezzo alle cinghie della vostra AlfaSud alla ricerca di un po’ di tempore. Un toc toc ritmico è indice di qualcosa che sbatte. Per capire la natura di un rumore buona regola è capire se cambia con la velocità, coi giri motore, se persiste a frizione spinta, se si manifesta in frenata. Poi ci sono i fastidiosi e insidiosi rumori aerodinamici: l’aria infatti ha il difetto di infilarsi dappertutto dove trova un varco anche piccolo. Guarnizioni delle portiere, lamiere con giunture non in linea, finestrini, parabrezza incollati male, specchietti retrovisori che “cantano” oltre a certe velocità creano rumori che ci fanno impazzire. A questo serve anche la ricerca aerodinamica, come ad esempio strani pallini sugli specchi retrovisori esterni servono a rompere i flussi d’aria. Se invece sentite un suono cupo è facile che provenga dall’aerodinamica inferiore dell’auto: spesso si vedono auto con parti in plastica che si stanno staccando. Altra fonte di rumore sono i pneumatici proprio attraverso il loro rotolamento sull’asfalto. Il rumore si può manifestare solo in certi tipi di asfalto, certi pneumatici sono più rumorosi di altri, pneumatici “scalinati”, cioè con consumo irregolare a “denti di sega” sono più rumorosi. Ma quel che fa più impazzire chi ama l’automobile sono i rumori che si manifestano solo in certi momenti e che quando vuoi farli sentire al meccanico regolarmente tacciono. Qui si scatena una vera caccia al rumore e io sono un utente abbastanza maniaco. Una volta passai mesi a cercare un rumorino che secondo me veniva dalla plancia degli strumenti, per poi scoprire che il rumore proveniva dal cofano motore per un difetto a un supporto del motore stesso. Oggi in questo le auto sono molto migliorate e le case dedicano grande attenzione alla sperimentazione dei materiali in tutte le condizioni di temperatura. Un tempo, quando il lavoro dei collaudatori e dei meccanici era una professionalità non sminuita da simulatori e da computer l’orecchio del meccanico era fondamentale per fare una diagnosi. Ma per me è così ancora oggi e la componente professionale umana resta determinante sia per deliberare un’auto, che per guarirne i difetti: d’altronde solo pochi anni fa una casa automobilistica ha dovuto ritirare dal mercato una nuova auto con una eccessiva propensione al capottamento, proprio mentre una nota rivista specializzata a collaudare le auto le dava cinque stelle in stabilità…

Si ringrazia per la cortese disponibilità alla pubblicazione AM Automese.

Dei vizi capitali e delle virtù (teologali) dell’automobilista ne abbiamo parlato nei precedenti numeri. Ma ho affrontato l’argomento più dal punto di vista comportamentale che da quello tecnico. Eppure la tecnica di guida è importante, anche se oggi con auto piene di ABS, cambi automatici e elettronica che ti aiuta negli errori di guida, il guidatore è meno determinante nello stabilire gli esiti di una manovra. Le auto moderne sono più sicure ma, paradossalmente, generano guidatori meno sicuri perché meno sensibili, meno capaci di capire l’automobile e discernere le tecniche giuste da quelle sbagliate. La posizione. Dimmi come ti siedi in auto e ti dirò chi sei: il buon guidatore non si siede come davanti ad un televisore, non guida per riposarsi ma per arrivare. Sistema il sedile nella posizione ideale per fare le curve (o per evitare gli ostacoli), non per guidare in rettilineo. Gambe e braccia sono piegate perché lui sa puntellarsi con le gambe e non deve spostare le mani sul volante per arrivare nella parte alta dello stesso. Da come si siede si vede se ama la guida e ci si dedica con attenzione o se guida con sufficienza e quasi con fastidio. Il volante. La prima virtù consiste nel tenere due mani sul volante, tenerle parallele (9.15), spostarle dalla loro posizione il meno possibile, solo nelle curve strette dove si correrebbe il pericolo di incrociare le braccia. Questo da precisione, rapidità e controllo. Non alzare il gomito (sul finestrino) non rilassarsi: tenere le mani a posto oltre che aiutare a essere pronti in caso di emergenza, ci aiuta a rimanere concentrati. Il buon frenatore. Ma a cosa servono i freni se non sappiamo usarli? Sapersi fermare in auto, come il saperlo fare in una discussione animata prima che degeneri, è una virtù fondamentale: e per fermarsi occorre saper frenare con la massima intensità (abbiamo ovviamente l’ABS) ma avendo cura di farlo con il volante possibilmente diritto. Oppure, se si è costretti a frenare ad alta velocità, compensando con lo sterzo (raddrizzando lo sterzo) la tendenza dell’auto a chiudere la curva. La velocità. L’arte della guida è racchiusa nella comprensione dei segreti della velocità: il che non è da confondere con l’andare forte, ma sta nella padronanza e nella comprensione che abbiamo del nostro movimento. Leggere correttamente la velocità, interpretarla in metri al secondo e non in base alla nostra fretta e ai nostri desideri. Capire che si può sterzare bruscamente solo a bassa velocità, che togliere di colpo il gas in percorrenza di un curvone autostradale è più pericoloso che mantenerlo. Il cambio. Anche se oramai la tecnica del punta tacco è “quasi” superflua (necessaria ancora con la trazione posteriore) e la “doppietta” obsoleta e scomparsa, saper usare il cambio e scegliere le marce giuste vuol dire avere “orecchio” per i ritmi cardiaci del motore. Vuol, dire capire l’erogazione della coppia, saper guidare sfruttando al meglio le doti del motore per spostarsi col minimo sforzo, quindi per consumare meno. Lo sterzo. Cambiare direzione non equivale solo a girare il volante: saper dirigere l’auto con precisione verso il punto prescelto, farlo senza dover effettuare correzioni, saper correggere con rapidità: questo è il piacere di guidare. Lo sterzo è una metafora della vita. L’acceleratore. La vera virtù non è nell’avere il piede pesante: schiacciare nei lunghi rettilinei delle autostrade è uno sport diffuso che non richiede particolari abilità. No, la virtù col pedale del gas, ancorché oggi addomesticato dal “drive by wire” sta nello sfiorarlo per ottenere il movimento, sta nel saperlo alleggerire appena raggiunta la velocità che si desidera, sta nell’ottenere il massimo col minimo sforzo. Sta anche nel capire quanto l’acceleratore stabilizzi l’auto appesantendo l’asse posteriore, quanto fluidifichi la guida nelle sequenza di curve, quanto va usato con progressione quando si dispone di molta potenza e quanto va sincronizzato con lo sterzo. Come diceva il mio amico Armando, bisogna muovere piede destro sul gas e sterzo come se fossero collegati da un filo: quando accelero e spingo in basso il piede si raddrizza il volante. Nietzsche diceva che per dormire bene bisogna avere tutte le virtù ma bisogna anche saper mandare al diavolo le virtù quando serve. Nella guida dell’automobile, come in quella della navicella spaziale questo non vale e le virtù vi servono sempre, quando andate piano perché non c’è nulla di più pericoloso della distrazione, e quando andate veloci perché non c’è nulla di più complesso della velocità. La vostra principale virtù da non mandare mai al diavolo quindi sarà “..Tenere a quello che si fa”.

Si ringrazia per la cortese disponibilità la pubblicazione AM Automese.

Nello scorso numero abbiamo parlato dei vizi di noi automobilisti, sempre pronti a parlar male degli altri automobilisti, di pedoni, ciclisti e vigili urbani, ai quali siamo lesti a imputare le colpe del traffico se li troviamo ad un incrocio. Ma se di colpe ne abbiamo certo tante cerchiamo anche di vedere quali sono le virtù, almeno quelle più auspicabili. Perché sono proprio le virtù, cioè i nostri atteggiamenti mentali, che sono alla base dei comportamenti sicuri al volante (basati sulla prevenzione), mentre dai comportamenti a rischio non sempre ci può salvare una buona tecnica di guida.

  1. Fede. Sulla strada dobbiamo avere fede solo nelle nostre capacità, poco in quelle degli altri, sia che siano automobilisti, sia gestori della rete stradale. Ma guai a fare affidamento solo sulla nostra bravura al volante: se ogni giorno dobbiamo evitare ostacoli, prima o poi un ostacolo lo centreremo in pieno! Gli ostacoli bisogna prevenirli, non evitarli. L’eccessiva fiducia è quella che ci porta a guidare con una mano sola, a chiacchierare animatamente guardando più il nostro vicino di sedile che la strada, a parlare disinvoltamente al cellulare e a sottovalutare tutte le difficoltà al volante.
  2. Speranza. Sì, anche se non siamo nel deserto dove tutti gli automobilisti si aiutano, possiamo sperare che qualcuno ci aiuti se abbiamo bisogno. Per tanti che tirano diritto, l’unico che si ferma quando abbiamo bisogno, ci offre la possibilità di continuare a sperare nell’umanità.
  3. Carità. Il patrono degli automobilisti, come dei viandanti è San Cristoforo ma anche San Martino non scherza ed è pronto a prestare il cellulare a chi deve fare una chiamata, lesto a informare il 113 e a soccorrere chi sulla strada è nei guai. A intervenire in caso di incidente (si stimano in due milioni i sinistri), a conoscere le più elementari norme di pronto soccorso ora inserite nella formazione dei neopatentati, a testimoniare il vero anche a costo di perdere un’ora del proprio prezioso tempo. Ed è proprio in questi casi, quando si interviene in una disgrazia, che ci si rende conto dell’assurdità del nostro correre dietro al tempo incuranti della salute e senza mai fermarsi a riflettere.
  4. Prudenza. E’ la virtù per eccellenza del guidatore: quella che nel primo articolo del codice della strada lo invita a regolare la propria andatura in funzione di poter prevenire i problemi. Purtroppo è una esortazione che, venendo ripetuta all’infinito (siate prudenti), finisce per cadere nel vuoto come tutte grida “al lupo, al lupo” ripetute troppo spesso. In più, l’invito alla prudenza, essendo generico non fornisce indicazioni precise: come quando ai bambini diciamo di essere buoni. Prudenza sia un rispetto ragionato delle regole, la coscienza che non basta avere la precedenza per prendersela, la coscienza che gli altri possono sbagliare (ma anche noi), il rispetto e il timore per biciclette e motorini, anche verso le loro violazioni continue del codice come il sorpasso a destra; sia affrontare l’inverno coi pneumatici adatti, sia soprattutto il non essere schiavi del tempo sulla strada, la coscienza che non si può recuperare il tempo perso in una coda schiacciando il piede sull’acceleratore. Prudenza in un viaggio è partire per tempo.
  5. Giustizia. E’ una virtù che spesso manca allo Stato perché la tassazione del popolo degli automobilisti è l’unica che da introiti certi. Ma anche noi non scherziamo: la più grande ingiustizia che si può subire sulla strada è essere danneggiati da uno che poi fugge. Questo è particolarmente odioso nei casi di investimento dei pedoni ove chi fugge omette anche di prestare soccorso. Trovare l’auto danneggiata in un parcheggio ma con un biglietto da visita sul parabrezza o un numero di telefono ci riconcilia con gli automobilisti giusti.
  6. Fortezza. Fortezza d’animo dobbiamo avere per sopportare le code; per sopportare queste esasperanti situazioni che, poiché a volte sono determinate da lavori che a loro volta provocano tamponamenti, noi viviamo spesso come ingiustizie. Dobbiamo essere forti per sopportarle evitando quei comportamenti furbetti che ci consentono solamente di avere l’illusione di guadagnare un solo minuto a spese degli altri che come noi imprecano in fila.
  7. Temperanza. Gli antichi consideravano il senso della misura una virtù indispensabile che proteggeva dai perniciosi eccessi. La temperanza è il senso della misura: quello che evita di farci finire come Frà Cristoforo che nei “Promessi sposi” duella con la spada contro un prepotente che voleva prendersi la precedenza. In tutte le situazioni che vengono definite “missing collision” (collisioni mancate), spesso vissute a velocità che possono solo ammaccare un paraurti, dobbiamo essere tolleranti con chi sbaglia, chiedere scusa se abbiamo sbagliato e ricordare che spesso negli incidenti c’è “concorso di colpa” per cui la ragione difficilmente sta tutta da una parte sola.

Detto di queste virtù comportamentali, nel prossimo numero potremo parlare di quelle relative alla “tecnica di guida”.

Per gentile concessione di AM Automese.

  1. Ira. E’ il peccato più grave perché spinge l’automobilista a comportamenti pericolosi: in particolare l’ira contro altri automobilisti, “rei” secondo noi di averci ostacolato volontariamente quando magari non ci avevano visto, spinge alcuni a comportamenti punitivi come il cercare di sorpassarli. L’ira inoltre è uno stato d’animo che ti carica di aggressività: sulla strada è facile subire piccoli sgarbi o soprusi. Non si reagisce e si tollera finché poi magari si sbotta per un nonnulla con l’ultimo arrivato che non rispetta una fila (è certo uno dei furbetti del quartierino).
  2. Superbia. Anche questo non è un bel peccato. La superbia si esprime nel voler mostrare a tutti la propria superiorità e la propria grandezza. Si possono scegliere auto particolari solo per farsi vedere e fin lì la cosa non crea pericolo, al massimo qualche risolino di fronte a certi atteggiamenti (ma che ci fanno a Rimini due Hummer?). Ma poi a volte non basta mostrare la propria superiorità, bisogna anche esibirla al volante! E qui scatta il pericolo: velocità esagerate, pretesa che quando arrivo io gli altri si facciano da parte, mitragliamento di abbaglianti e la distanza di sicurezza che va a farsi benedire come la sicurezza di tutti.
  3. Avarizia. L’avaro al volante è quello che tiene la sua auto tutta per se. Non la divide con nessuno e preferisce prestare la moglie piuttosto che la sua amante a quattroruote. Inoltre, una volta in viaggio, non divide il volante con nessuno, nemmeno con la moglie e si sobbarca dei trasferimenti degni della 24 ore di Les Mans vantandosi poi regolarmente del suo nuovo record al volante della sua bella.
  4. Accidia. Peccato che passa inosservato perché invece è quello che causa il maggior numero di incidenti. E’ la guida distratta, l’andatura indecisa tipica di chi dedica alla guida solo un decimo delle sue capacità mentali. Non tiene mai più di una mano sul volante, il posto guida lo vede sdraiato e tutto storto, perennemente preso da altri pensieri, assorto, svanito o impegnato in altre blande attività come parlare al cellulare come se fosse sdraiato sul divano di casa.
  5. Invidia. L’invidia è uno dei peccati che non costruisce nulla per se ma tende a distruggere. Chi invidia sta male e vede nell’altro colui che sta bene. E’ il tipico rigatore di auto con le chiavi, è quello che ostacola volontariamente chi si muove a una velocità più elevata della sua non spostandosi dalla corsia di sorpasso. Ma attenzione: se poi ha la fortuna di raggiungere socialmente coloro che invidia ne prende subito tutti i peggiori difetti.
  6. Lussuria. Il lussurioso è il perverso della meccanica, il patito della velocità. Per lui guidare è una libidine e non si accontenta di farlo in modo normale ma deve sempre spingersi verso nuovi limiti, provare nuove sensazioni, vivere nuove trasgressioni. Guida in uno stato di eccitazione permanente e confonde il piacere di guidare con la tossicodipendenza della velocità, delle derapata, della sgommata, della partenza dal semaforo.
  7. Gola. Mi sono sempre chiesto che male c’è nell’essere un pochino golosi, nel godersi qualche piccolo piacere della vita. Questo è un peccatuccio veniale! Il goloso quando vede l’automobile ha già l’acquolina in bocca. Gli piace guidare, terrebbe il suo sedere perennemente inchiodato al sedile, viaggia senza stancarsi mai. Se fa un viaggio in compagnia si offre sempre di guidare, si lecca le dita quando può guidare una bella automobile. Magari tende a ingrassare un pochino ma di fare del moto con le sue gambe proprio non gli va.

Credo che capiti a molti di indulgere in almeno una di queste attività peccaminose: come penitenza vi do i seguenti esercizi spirituali:

  1. Dare la precedenza con un “prego si accomodi” a chi vi ha tagliato la strada.
  2. Recarvi a un incontro importante con la macchina della nonna.
  3. Far guidare la moglie.
  4. Spegnere il cellulare alla guida.
  5. Al primo gippone posteggiato chiedere al proprietario come va.
  6. Fare il prossimo viaggio rispettando tutti i limiti.
  7. Due pater e due Ave.

Ho letto su un giornale che un guidatore sostiene di essere finito fuori strada per colpa del navigatore che gli ha dato indicazioni errate. A prima vista mi sembra una notizia da prendere con le molle: infatti se il navigatore mi dice di svoltare a destra ma vedo che c’è un burrone non dovrei avere molti dubbi. Se mi affido ciecamente a lui non rispetto né il codice della strada né quello del buon senso. Ma il problema comunque esiste. Anzi, prendo spunto dagli aspetti connessi al funzionamento del navigatore, delle sue mappe e delle informazioni che fornisce su eventuali code e lavori per parlare del nostro rapporto con l’automobile che un tempo era rapporto con la meccanica, ora è con l’elettronica. In particolare è stata spesso messa in dubbio l’affidabilità dell’elettronica che da un po’ di anni si sta aggiungendo sulle nostre auto aiutandoci certamente nella guida e, perché no, lasciandoci anche qualche volta a piedi. Una grande casa ha dovuto scusarsi coi suoi clienti attraverso il suo presidente. Questo vale per l’elettronica in generale, quella che sovrintende i processi del motore ma anche l’acceleratore elettronico, i cambi elettroattuati eccetera. Per quanto invece riguarda i sistemi di sicurezza più diffusi attualmente sul mercato come l’ABS (antibloccaggio ruote in frenata), l’Airbag e l’ESP o DSC (controllo trazione e stabilità) le case hanno inserito delle spie che avvisano il guidatore quando essi non funzionano o, in qualche caso, vengono manualmente disinseriti dal guidatore stesso. Il guidatore è così avvisato che non può confidare sul loro aiuto ma le caratteristiche dinamiche di base dell’auto non sono modificate dal loro non funzionamento in quanto essi “si aggiungono” ad esse per aumentare la sicurezza. Senza ABS l’auto frena comunque con la massima efficienza (ma si possono bloccare le ruote), senza ESP l’auto rimane stabile (ma il guidatore non viene aiutato in caso di grave errore di guida), senza airbag la sicurezza è garantita dalle cinture di sicurezza e dalla deformazione dell’abitacolo. Ma ci sono anche nuovi sistemi che stanno arrivando che possono lasciare adito a maggiori dubbi. Abbiamo già disponibile la tecnologia per fare in modo che l