
DELLE VIRTU' E DELLE TECNICHE.
Dei vizi capitali e delle virtù (teologali) dell’automobilista ne abbiamo parlato nei precedenti numeri. Ma ho affrontato l’argomento più dal punto di vista comportamentale che da quello tecnico. Eppure la tecnica di guida è importante, anche se oggi con auto piene di ABS, cambi automatici e elettronica che ti aiuta negli errori di guida, il guidatore è meno determinante nello stabilire gli esiti di una manovra. Le auto moderne sono più sicure ma, paradossalmente, generano guidatori meno sicuri perché meno sensibili, meno capaci di capire l’automobile e discernere le tecniche giuste da quelle sbagliate. La posizione. Dimmi come ti siedi in auto e ti dirò chi sei: il buon guidatore non si siede come davanti ad un televisore, non guida per riposarsi ma per arrivare. Sistema il sedile nella posizione ideale per fare le curve (o per evitare gli ostacoli), non per guidare in rettilineo. Gambe e braccia sono piegate perché lui sa puntellarsi con le gambe e non deve spostare le mani sul volante per arrivare nella parte alta dello stesso. Da come si siede si vede se ama la guida e ci si dedica con attenzione o se guida con sufficienza e quasi con fastidio. Il volante. La prima virtù consiste nel tenere due mani sul volante, tenerle parallele (9.15), spostarle dalla loro posizione il meno possibile, solo nelle curve strette dove si correrebbe il pericolo di incrociare le braccia. Questo da precisione, rapidità e controllo. Non alzare il gomito (sul finestrino) non rilassarsi: tenere le mani a posto oltre che aiutare a essere pronti in caso di emergenza, ci aiuta a rimanere concentrati. Il buon frenatore. Ma a cosa servono i freni se non sappiamo usarli? Sapersi fermare in auto, come il saperlo fare in una discussione animata prima che degeneri, è una virtù fondamentale: e per fermarsi occorre saper frenare con la massima intensità (abbiamo ovviamente l’ABS) ma avendo cura di farlo con il volante possibilmente diritto. Oppure, se si è costretti a frenare ad alta velocità, compensando con lo sterzo (raddrizzando lo sterzo) la tendenza dell’auto a chiudere la curva. La velocità. L’arte della guida è racchiusa nella comprensione dei segreti della velocità: il che non è da confondere con l’andare forte, ma sta nella padronanza e nella comprensione che abbiamo del nostro movimento. Leggere correttamente la velocità, interpretarla in metri al secondo e non in base alla nostra fretta e ai nostri desideri. Capire che si può sterzare bruscamente solo a bassa velocità, che togliere di colpo il gas in percorrenza di un curvone autostradale è più pericoloso che mantenerlo. Il cambio. Anche se oramai la tecnica del punta tacco è “quasi” superflua (necessaria ancora con la trazione posteriore) e la “doppietta” obsoleta e scomparsa, saper usare il cambio e scegliere le marce giuste vuol dire avere “orecchio” per i ritmi cardiaci del motore. Vuol, dire capire l’erogazione della coppia, saper guidare sfruttando al meglio le doti del motore per spostarsi col minimo sforzo, quindi per consumare meno. Lo sterzo. Cambiare direzione non equivale solo a girare il volante: saper dirigere l’auto con precisione verso il punto prescelto, farlo senza dover effettuare correzioni, saper correggere con rapidità: questo è il piacere di guidare. Lo sterzo è una metafora della vita. L’acceleratore. La vera virtù non è nell’avere il piede pesante: schiacciare nei lunghi rettilinei delle autostrade è uno sport diffuso che non richiede particolari abilità. No, la virtù col pedale del gas, ancorché oggi addomesticato dal “drive by wire” sta nello sfiorarlo per ottenere il movimento, sta nel saperlo alleggerire appena raggiunta la velocità che si desidera, sta nell’ottenere il massimo col minimo sforzo. Sta anche nel capire quanto l’acceleratore stabilizzi l’auto appesantendo l’asse posteriore, quanto fluidifichi la guida nelle sequenza di curve, quanto va usato con progressione quando si dispone di molta potenza e quanto va sincronizzato con lo sterzo. Come diceva il mio amico Armando, bisogna muovere piede destro sul gas e sterzo come se fossero collegati da un filo: quando accelero e spingo in basso il piede si raddrizza il volante. Nietzsche diceva che per dormire bene bisogna avere tutte le virtù ma bisogna anche saper mandare al diavolo le virtù quando serve. Nella guida dell’automobile, come in quella della navicella spaziale questo non vale e le virtù vi servono sempre, quando andate piano perché non c’è nulla di più pericoloso della distrazione, e quando andate veloci perché non c’è nulla di più complesso della velocità. La vostra principale virtù da non mandare mai al diavolo quindi sarà “..Tenere a quello che si fa”.
Si ringrazia per la cortese disponibilità la pubblicazione AM Automese.
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